A margine del percorso principale definito dalle opere dello stesso Lloyd Kaufman e esplorato dalle prime uscite della collana Tromaland (Poultrygeist, Troma’s War e Tromeo & Juliet), qualsiasi ricognizione attorno al ricco catalogo della casa newyorkese non può dirsi completa senza includere almeno altri due filoni: quello precedente al 1985 di Toxic Avenger (film che resta fondativo del più autentico “Troma’s touch”) e quello dei titoli “esterni”, ovvero non realizzati da Kaufman e spesso “ingrossati” con progetti provenienti da realtà altre (import incluso), poi “promosse” sotto la distribuzione con il logo verde. Una sfida cui non si sottrae la selezione di DigitMovies, che si dimostra pertanto coerente e completa. Il 1980 di Mother’s Day, diretto da Charles Kaufman (fratello di Lloyd) è dunque un’epoca in cui i canoni di ciò che il pubblico si attende sono ancora molto liberi: niente mostri mutanti, insomma, per una storia che guarda al coevo filone slasher attraverso l’odissea di tre amiche in vacanza al lago, che finiscono in balia di alcuni hillbillies. L’aspetto sorprendente è dato dalla consapevolezza verso i cliché di un filone ancora in fase di definizione (al momento dell’uscita sono passati appena quattro mesi da Venerdì 13) con cui il film gioca con scaltrezza: tutta la prima parte è infatti contrassegnata da un continuo rimpiattino con le aspettative del pubblico, di volta in volta disattese con abilità in quella che è una quasi una riflessione metanarrativa e parodistica del genere, con decenni di anticipo rispetto a Scream. Il classico ruolo della vittima femminile è riscritto attraverso tre protagoniste che ironizzano sui legami con i loro ragazzi e si isolano dalla città, salvo ritrovarsi prigioniere di due energumeni che esteriorizzano la loro fobia per la violenza maschile. (In apertura una immagine di Mother’s Day).

 

Mother’s Day

 

Così, quando il dramma entra nel vivo, il film prosegue una ricognizione satirica rispetto a un modello sociale ribaltato: la “festa della mamma” del titolo è infatti quella che i due sadici carcerieri celebrano per la loro non meno folle genitrice, in un rispecchiamento della dinamica filiale di Psycho ma in una salsa più grottesca e consapevole dei modelli sociali in atto. Seguaci del bodybuilding e teledipendenti cronici (in ogni stanza c’è un televisore acceso su dei commercial girati alla bisogna dallo stesso Kaufman), i killer del film sono i perfetti prototipi di quegli edonistici anni Ottanta che si vanno ad aprire, radiografati con lucida precognizione come forti e violenti, ma stupidi. La lotta delle protagoniste diventa così uno scontro fra un modello femminista indipendente e uno matriarcale e retrogrado. La natura satirica del film è esaltata anche da Eli Roth, che compare negli extra dell’edizione Blu-ray, con una featurette apposita e il commento audio al film, dove rivela l’intrigante stratificazione di un titolo solo apparentemente futile, ma in realtà molto intelligente, con cui la futura Troma già dimostra il proprio piglio anticonvenzionale. Come in una divertita chiusura del cerchio, trent’anni dopo la festa della mamma segue quella del papà, senza che però la scelta abbia alcunché di pianificato: Father’s Day nasce infatti attraverso una circostanza “esterna” ai progetti di Lloyd Kaufman, quando il patron della Troma resta molto colpito da un fake trailer, realizzato dal collettivo Astron-6 nel pieno della febbre da “neo exploitation” verosimilmente innescata dal Grindhouse di Quentin Tarantino e Robert Rodriguez. Sotto l’egida Troma, Father’s Day diventa così un lungometraggio: la presenza del corto nella corposa edizione a due dischi di DigitMovies agevola il confronto e fa notare come, sebbene il trailer non lesini in ironia grottesca, il suo tono sia tutto sommato abbastanza “serio”.

 

 

Father’s-Day

 

Al contrario, il lungo si adegua maggiormente alla cifra imposta da Kaufman e soci, con un’ironia più esplicita e un finale all’Inferno con tanto di enorme mostro ributtante. La vicenda vede in azione un gruppo di male assortiti vittime del serial killer Fuckman, decisi a vendicarsi del mostro che colpisce i padri dopo aver usato loro violenza. Una caccia all’uomo, ma anche un viaggio interiore nelle debolezze di personaggi che – in puro stile Troma – definiscono un’umanità alternativa, con un giovane gay che ha un rapporto problematico con il padre, un prete insicuro e un eroe morbosamente attratto dalla sorella (tema che crea un divertito ponte con le tematiche di Tromeo & Juliet). Il tutto raccontato anche stavolta attraverso una dinamica tra realtà e finzione che inserisce il film in una cornice dell’ipotetico palinsesto dell’emittente Astron-6, con tanto di intervallo e spassoso fake trailer del fantascientifico Star Raiders. Il tono semiserio (con tanto di cameo di Lloyd Kaufman nel ruolo duale di Dio e il Diavolo) e i toni allucinati della fotografia fanno pensare anche a Hobo with a Shotgun di Jason Eisener, realizzato nello stesso anno prendendo spunto, guarda un po’, pure da un finto trailer. A margine dei contenuti speciali del Blu-Ray, dedicati in larga parte ai genuini effetti splatter, svetta inoltre una selezione di 8 corti realizzati sempre da Astron-6 e che ribadiscono la loro preferenza per l’estetica grindhouse, con finti graffi sulla “pellicola” e un’attenzione sempre viva al grottesco.

 

 

 

 

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