Cannes74 – Paul Verhoeven: in Benedetta i corpi nudi delle mie attrici non sono offensivi

Paul Verhoeven si presenta alla stampa con i capelli bianco candido e tutta la serena tranquillità di chi ne ha viste e fatte tante. Dall’incrocio di gambe di Sharon Stone in Basic Instinct alle monache lesbiche di Benedetta che hanno “scandalizzato” Cannes 2021. Il film ha diviso i critici e in Francia è appena uscito nei cinema. Ma dicono che Spike Lee l’abbia amato e fra i suoi “tifosi” c’è Kirill Serebrennikov, il regista di Petrov’s Flu, uno dei favoriti alla corsa Palma d’oro. Sullo schermo mostra come Benedetta (Virginie Efira) e Bartolomea (la debuttante Daphne Patakia) si amino nonostante il velo. Monache in un convento dell’Italia del 1600, le due sono unite nell’anima e nel corpo. Le scene di sesso e nudo non si contano. Un Verhoeven al meglio della sua furbizia, un po’ noioso e bolso. Donne libere e forti che non hanno paura di essere “blasfeme” («Non mi piace, come termine, per me la blasfemia non esiste»), usando una statuetta della vergine Maria come sexy toy diremmo oggi. Il loro modo di ribellarsi a un mondo maschile…Più che di ironia, si tratta di farsa. Il femminismo del regista è più che altro una provocazione continua. «Sono cresciuto con la rivoluzione sessuale e femminile dell’Olanda degli Anni 60 e 70», dice a chi lo accusa di mostrare scene di nudo troppo “maschili e compiaciute”. Lui che, nel 2008, ha scritto un romanzo su Gesù di Nazareth.

 

Una storia vera
Ciò che desideravo fare era seplicemente raccontare una storia vera. Qualcuno anni fa mi passò questo libro del 1986 Atti impuri – Vita di una monaca lesbica nell’Italia del Rinascimento della studiosa Judith C. Brown. Il mio film viene da lì. Il libro di una donna su due donne. Un saggio, non un romanzo. Si tratta della storia di Benedetta Carlini che nell’Italia del 1600 diceva di avere delle visioni mistico-religiose e di poter fare miracoli. Finì sotto processo, per questo. Il processo durò dal 1619 al 1623. Finì che fu imprigionata. E per quanto riguarda la storia sessuale, nel libro ci sono le parole di Bartolomea (legge, ndr): “La nostra relazione carnale è andata avanti due anni, con incontri tre volte a settimana. E abbiamo usato la statuetta della Vergine Maria 21 volte“»…

 

 

La libertà di due donne
Quello che volevo raccontare era la libertà di queste donne. Amarsi in un’epoca in cui la parola “lesbiche” non esisteva. In un mondo in cui gli uomini al potere, a tutti i livelli, non ammettevano che due persone di sesso femminile potessero amarsi. Non le consideravano neppure esseri umani dotati del diritto di esprimere il proprio essere, i propri pensieri, i propri desideri. E poi c’è il tema della religione. E dell’ambiguità di una figura come Benedetta. Erano vere le sue visioni o era solo il suo modo di avere potere, di manipolare e controllare gli e le altre sotto di lei? Non sappiamo se è una donna sincera o una bugiarda patologica. Anche questo lato mistery mi ha intrigato molto. E mi piaceva riflettere su cosa era cambiato dal 1623 a oggi. All’epoca le donne finivano sul rogo se trovate a fare l’amore tra di loro. Abbiamo fatto qualche progresso.

 

Sono un uomo libero
Spero che il pubblico capisca le mie intenzioni. Mostrare un mondo in cui le donne potevano fare sesso solo con gli uomini. Perché così questi potevano mostrare la loro posizione dominante. E poi la storia, vera e tutta scritta anche nei dettagli più intimi. Ma anche il potere della Chiesa, le menzogne religiose, le visioni e il sesso. Uomini ma anche donne che manipolano gli altri per potere. Per quanto riguarda le reazioni, penso che in Europa le scene di sesso non avranno problemi. Io ho lasciato la totale libertà alle mie attrici. Negli USA oggi, sul set, c’è la figura del “coordinatore delle scene di intimità”. È una conseguenza del #MeToo e di questa cancel culture, come la chiama qualcuno. Il coordinatore delle scene di sesso che controlla anche quanto nude possono essere le attrici. Ma io non penso che qualcuno possa trovare offensivi i corpi nudi delle mie attrici. C’era già tutto nella sceneggiatura, sapevano come avrebbero dovuto girare. Ogni mattina mostravo loro lo storyboard delle scene. Le ho lasciate libere di darmi suggerimenti e poi, sul set, di lasciarsi andare. Essere se stesse. Libere di divertirsi ed esprimersi. Io sono un uomo e il mio sguardo, che è quello del regista di questo film, è ovviamente maschile. Ma sono un uomo libero. Sono cresciuto con la rivoluzione sessuale. Negli Anni 70. E in Olanda…