Man from Tokyo – Vanessa, in nome della resilienza

Argento vivo. Al termine di un inseguimento iniziato a Pechino 2008 dove, non ancora diciottenne, si presentò con in bacheca un titolo mondiale e uno europeo, Vanessa Ferrari ha conquistato ieri, alla veneranda età (per una ginnasta…) di trent’anni, la sua prima medaglia olimpica, classificandosi seconda nel corpo libero alle spalle della statunitense Carey. L’alfiere della Brixia è così diventata la prima ginnasta italiana a salire sul podio dei Giochi in una gara individuale; per trovare l’unico precedente è necessario tornare indietro di quasi di un secolo, alle Olimpiadi di Amsterdam del 1928, quando la squadra azzurra conquistò l’argento. Una medaglia storica, dunque, che premia un’atleta di talento straordinario, pari soltanto a una determinazione che sconfina nell’ostinazione. La carriera di Vanessa è infatti costellata di successi, ma anche di infortuni, il più grave dei quali ai Mondiali di Montreal dell’ottobre 2017 proprio durante la finale al corpo libero, quando si ruppe il tendine d’Achille. Un evento rovinoso per chi pratica questo sport, lo stesso che pose fine alla luminosa vicenda agonistica di Franco Menichelli nel ’68 ai Giochi di Città del Messico, anche lui durante l’esercizio a terra e quando aveva 27 anni. Dopo l’intervento, la Farfalla rimase lontana dalle competizioni per cinquecento giorni, rientrando in occasione della prova di Coppa del mondo di Melbourne del febbraio 2019, dove vinse l’oro al corpo libero. Un’apparizione fugace, perché poche settimane più tardi decise di operarsi ad entrambe le caviglie, ripresentandosi a febbraio 2020 nella stessa città australiana, dove conquistò l’argento alle spalle proprio dietro Jade Carey.

 

 

Il resto è storia recente: il bronzo al corpo libero agli Europei di Basilea dello scorso aprile, la vittoria del 26 giugno a Doha che vale il pass olimpico come individualista e l’infortunio a Giorgia Villa che la riporta in squadra, dove fornisce un prezioso contributo sia nella gara di qualificazione sia nella finale che vede le azzurre mancare il podio per quattro decimi. Nelle due occasioni Vanessa aveva sfoderato esercizi al corpo libero al limite della perfezione, meritandosi 14.166 e 14.000. Ieri, nella finale che ha assegnato le medaglie di specialità, si è migliorata a 14.200, preceduta solo dalla Carey (14.366) a sua volta impeccabile in un esercizio che presentava però quattro diagonali contro le tre di Vanessa: a parità di prestazione, la differenza l’ha fatta il punteggio di partenza più alto della ventunenne di Phoenix. Evidente la soddisfazione della Ferrari a fine gara per la medaglia conquistata al quarto assalto, dopo il flop di Pechino, dove pagò una preparazione approssimativa conseguenza di problemi ai tendini, e i quarti posti di Londra e Rio. Il primo pur avendo ottenuto lo stesso punteggio della russa Mustafina, unica però ad ottenere il bronzo. Una ferita ancora aperta, visto che Vanessa nell’immediato dopo gara ha espresso tutto il suo disappunto per aver visto un ex aequo proprio al terzo posto. “A me il bronzo non l’avevano dato, spero che ci sia un buon motivo per questa scelta”. In realtà, come conveniva Enrico Casella che la allena del ’98, quella medaglia mancata potrebbe averle allungata la carriera, regalandole ulteriori, straordinari stimoli. Di sicuro Vane non si è mai rassegnata all’eventualità di ritirarsi senza essere salita sul podio olimpico. L’argento di ieri colma questa lacuna, ma non sembra averla appagata: “Ero venuta qui per sentire l’Inno di Mameli”, ha osservato. Che stia pensando di arrivare a Parigi? Tutto sommato mancano soltanto tre anni e non i canonici quattro…

 

 

Post scriptum. Oggi il già citato Franco Menichelli, il più completo ginnasta italiano del dopoguerra, compie ottant’anni. Una coincidenza felice con l’exploit di Vanessa, considerando che il fuoriclasse romano proprio a Tokyo 1964 conquistò l’oro al corpo libero, riportando l’Italia sul gradino più alto del podio dopo un digiuno durato 32 anni. Nel corso della sua brillante carriera, il fratello minore di Giampaolo – attaccante di buona levatura (261 presenze e 60 gol in serie A, impreziosite dallo scudetto conquistato con la Juventus) – collezionò in totale cinque medaglie olimpiche: le prime due a Roma (bronzo a squadre e al corpo libero), le altre ancora in Giappone, argento agli anelli e bronzo alle parallele. Proprio il trionfo di Menichelli a Tokyo, nei primi Giochi di cui serbo memoria, mi indusse a cimentarmi con la disciplina, iscrivendomi alla gloriosa società Forza e Costanza di Brescia, che frequentai dagli otto ai dieci anni, faticando tra fune, pertica, spalliera e quadro svedese e un po’ di corpo libero. Quando mio padre mi suggerì di lasciar perdere, gli fui silenziosamente ma profondamente grato.

 

Vanessa Ferrari e Man from Tokyo