Dal 26 novembre al 4 dicembre torna in sala (ben 8 i cinema in cui verranno proiettati i film), dopo l’edizione digitale dello scorso anno, uno degli appuntamenti più attesi per gli amanti del cinema: il Torino Film Festival. 181 i film che compongono il cartellone della 39a edizione, selezionati su oltre 4500 opere visionate. Cinque le sezioni competitive volte a far conoscere le opere di autori emergenti, realizzate spesso da produttori indipendenti nella convinzione, come sostiene il direttore Stefano Francia di Celle – coadiuvato nella selezione da Federico Bernocchi, Rita Di Santo, Giuseppe Gariazzo, Sofia Nadalini e Grazia Paganelli – che «dare risalto a questo lavoro possa essere un utile contributo all’industria dello spettacolo e alla produzione culturale italiana e internazionale».  “Torino 39”, il concorso internazionale lungometraggi presenta 12 opere prime e seconde, e la maggior parte hanno al centro personaggi femminili: in Aloners di Hong Seong-eun (Corea del Sud) c’è una  figlia che deve fare i conti con il lutto, in La china nueva di Micaela Gonzalo (Argentina) una sorella attraversa l’Argentina per trovare il suo posto nel mondo, in Clara sola di Nathalie Álvarez Mesén (Svezia/Costa Rica/Belgio/Germania) una figlia viene usata dalla madre come guaritrice, The Day is Over di Rui Qi (Cina), racconta l’amicizia tra quattro ragazzine, in Feathers di Omar El Zohairyi (Francia/Egitto/Olanda/Grecia, il film verrà distribuito da Wanted), una moglie e madre diventa capofamiglia dopo che il marito è stato trasformato in un pollo, in Une jeune fille qui va bien (Francia) – esordio dietro la macchina da presa di Sandrine Kiberlain – una giovane ebrea nella Parigi del 1942 sogna di diventare attrice di teatro, El planeta di Amalia Ulman (USA) racconta la deriva sociale ed esistenziale di una madre e di una figlia.

 

Il muto di Gallura di di Matteo Fresi

 

E ancora Between Two Dawns di Selman Nacar (Turchia / Romania / Francia / Spagna) affronta temi importanti come la sicurezza sul lavoro e la fiducia, Le bruit des moteurs di Philippe Grégoire (Canada) le drammatiche conseguenze di una relazione amorosa tra un istruttore di tiro e un’allieva, Grosse Freiheit di Sebastian Meise (Austria/Germania) ripercorre le accuse per omosessualità al pittore Hans Hoffman, il film di animazione La traversée di Florence Miailhe (Francia/Repubblica Ceca/Germania) racconta la fuga verso la libertà di due fratellini dalle persecuzioni dell’Est Europa mentre Il muto di Gallura di Matteo Fresi, unico italiano in concorso (il film sarà distribuito da Fandango), è un western che ripercorre la feroce faida tra le famiglie Mamia, Pileri e Vasa, tra il 1849 e il 1856. 12 anche (presentate in abbinamento ai lungometraggi) le opere inedite in Italia selezionate per “Torino 39 corti”, il concorso cortometraggi caratterizzato da grande varietà di temi e stile. Per quanto riguarda i documentari – sezioni diretta da Davide Oberto con Paola Cassano, Mazzino Montinari, Séverine Petit – agli 8 titoli che compongono ”Internazionale.doc” e i 9 di “Italiana.doc”  si affiancano i 6 film della sezione di approfondimento “Noi” incentrati su cosa significano l’azione collettiva, lo spazio e il discorso pubblico.

 

Re granchio di di Alessio Rigo de Righi e Matteo Zoppis

 

Il Fuori concorso è rappresentato da 21 titoli: Sing 2 – Sempre più forte di Garth Jennings è stato scelto per l’apertura), mentre ad Aline di Valérie Lemercier, biopic su Céline Dion, spetta la chiusura. Tra gli altri si segnalano: Cry Macho di Clint Eastwood e il documentario che la Warner ha realizzato su di lui dal titolo Clint Eastwood: a Cinematic Legacy, Coda – I segni del cuore di Sian Heder, remake americano di La famiglia Bélier, The Girl in the Fountain di Antongiulio Panizzi con Monica Bellucci (che a Torino verrà insignita del Premio Stella della Mole per l’Innovazione Artistica 2021) che racconta e interpreta Anita Ekberg, Il pranzo di Francesco di Pasquale Scimeca sulla visita di Papa Francesco alla missione Speranza e Carità di Palermo, Re Granchio di Alessio Rigo de Righi, Matteo Zoppis che si lasciano guidare da un racconto dei cacciatori della Tuscia, Trafficante di virus di Costanza Quatriglio sulla vicenda della Ilaria Capua (interpretata da Anna Foglietta). A questi titoli si aggiungono i 13 della sezione “L’incanto del reale” (10 lungometraggi e 3 corti) che ricorrono in modo innovativo alle risorse degli archivi audiovisivi e i 9 titoli di “Surprise”, omaggio al cinema francese e alla sua forza dirompente. E ancora “Tracce di teatro/Il respiro della scena”, sezione dedicata alle contaminazioni tra cinema e teatro e l’omaggio a Eduardo De Filippo. La sperimentazione del linguaggio cinematografico è al centro della retrospettiva, curata da Massimo Causo, e dedicata al duo libanese Joana Hadjithomas e Khalil Joreige (tra i titoli in programma Je veux voir, con Catherine Deneuve). La sezione “Le stanze di Rol”, curata da Pier Maria Bocchi, indaga il genere nella sua forma più pura e nelle sue contaminazioni. E ancora, i film restaurati di “Back to Life”, le masterclass e “Incubator”, nuova sezione con opere che sfidano le regole della rappresentazione e “Schermi eretici”, uno spazio dedicato a storie di cinema non convenzionali.

 

Je veux voir di di Joana Hadjithomas e Khalil Joreige

 

 

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