Uno per il 2022: un film su tutti, fra tutti e per tutti. Anche quest’anno la sfida che noi di Duels abbiamo proposto a noi stessi, ai nostri collaboratori e a un gruppo di amici (critici, programmatori, direttori di festival, filmmaker), è quella di scegliere un solo titolo tra i tanti amati e che hanno magari alimentato le tradizionali top 10 o le cinquine di fine annata. Oltre ottanta votanti riuniti attorno a quell’oggetto d’amore che è il cinema: un gioco da cui è infine risultato eletto film duellante dell’anno The Fabelmans di Steven Spielberg, formidabile dono al senso del filmare la vita, che questo straordinario maestro del cinema mondiale ci ha lasciato a fine stagione. E se Spielberg è nettamente il preferito, Licorice Pizza di Paul Thomas Anderson gli sta significativamente alle costole con pochi voti di distacco: quasi un testa a testa tra due differenti funzioni del ricordare che marcano il cinema di questo 2022, tracce di un rapporto da un lato quasi fisico e dall’altro vagamente umorale con la memoria e coi vissuti del tempo. Ma a scorrere la lista delle preferenze vengono fuori tutti i film che hanno segnato davvero questo anno che si è appena chiuso, gli autori che restano: da James Cameron a Albert Serra, da Luca Guadagnino a Andrew Dominik, da Aleksandr Sokurov a Jordan Peele, da David Cronenberg a Baz Luhrmann, da Apichatpong Weerasethakul a Alice Diop e via dicendo. Non vi resta che immergervi nella lista e scoprire gli amori degli amici duellanti: buona lettura e buone visioni a tutti.
Ma soprattutto Buon 2023: di Vita e di Cinema.
Giacomo Abbruzzese
Feathers di Omar El Zohairy
insieme a Pacifiction di Albert Serra
Luigi Abiusi
Bones and All di Luca Guadagnino
Marì Alberione
Licorice Pizza di Paul Thomas Anderson
Elisabetta Andreis
Full Time – Al cento per cento di Eric Gravel
Pedro Armocida
The Fabelmans di Steven Spielberg
Io folgorato come i primi spettatori del cinema di fronte a L’arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat dei Lumière…
Marco Bacci
Fairytale – Una fiaba di Alexander Sokurov
Alberto Barbera
Avatar – La via dell’acqua di James Cameron
Non perché sia il più bel film dell’anno, ma perché è l’unico in grado di farci ancora sognare, di restituirci il senso della meraviglia e della sorpresa, insieme con il desiderio di tornare a rivedere un film in sala.
Luca Barnabé
The Fabelmans di Steven Spielberg
Basta la sequenza in cui il giovane Sammy Fabelman (uomo favola) incontra infine il maestro John Ford, interpretato da David Lynch. Ford/Lynch, benda sull’occhio e sigaro cubano in fiamme, dice qualcosa di semplice, essenziale ed eterno che Fabelman/Spielberg sembra poi avere interiorizzato bene, fin dalla prima regìa (Duel): come inquadrare l’orizzonte. Reale e metaforico
Matteo Bittanti
Confesso che non sono riuscito a guardare Vortex tutto in una volta. Ho interrotto lo streaming, di tanto in tanto, per ascoltare la radio, per fingere di controllare la posta, per fare l’ennesimo caffè, insomma per procrastinare. Il fatto è che, a distanza di un decennio, mi sto ancora riprendendo da Amour di Haneke, che avevo visto all’Embarcadero di San Francisco, paralizzato sulla poltrona, incapace di allontanarmi o di guardare altro se non lo schermo. A differenza di Argento non credo che i film siano sogni. Sono più che altro anteprime di cose a venire. Quindi sono più simili a incubi.
Luisa Bonalumi
The Fabelmans di Steven Spielberg
Chiara Borroni
Licorice Pizza di Paul Thomas Anderson
Helena Cairone
L’amante di Lady Chatterley di Laure de Clermont-Tonnerre
La pellicola, ennesimo adattamento cinematografico del celebre e scandaloso romanzo di David Herbert Lawrence, appare fresca, moderna e interessata all’analisi psicologica dei personaggi in particolare modo della protagonista, la cui frustrazione anche e soprattutto sessuale, insieme al conseguente “risveglio”, vengono dipinti con eleganza e senza pregiudizi o tabù anacronistici.
Giacomo Calzoni
Licorice Pizza di Paul Thomas Anderson
Perché, come la vita (quando è bella), vorresti che non finisse mai.
Gianni Canova
Blonde di Andrew Dominik
Danilo Caputo
Saint Omer di Alice Diop
Giulio Casadei
Pacifiction di Albert Serra
L’apocalisse di Albert Serra. Un film sull’impotenza e la vacuità della parola che gioca con la finzione di un intrigo di spionaggio a bassa intensità, mentre ciò che davvero conta resta invisibile agli occhi (della macchina da presa e degli uomini).
Antonella Catena
Argentina, 1985 di Santiago Mitre
Massimo Causo
The Fabelmans di Steven Spielberg
Perché il Cinema contiene la vita che guarda la verità e acceca la meraviglia della finzione.
Carlo Chatrian
The Fabelmans di Steven Spielberg
Federico Chiacchiari
La pantera delle nevi di Marie Amiguet e Vincent Munier
Meravigliosa riflessione sulla nostra “presenza” di esseri umani dentro la natura più selvaggia, un film sull’attesa, sull’appostamento, sull’ascolto della vita. Il cinema come videotrappola della visione
Mariuccia Ciotta
Bones and All di Luca Guadagnino
Matteo Columbo
The Fabelmans di Steven Spielberg
Enrico Danesi
Gli spiriti dell’isola di Martin McDonagh
Tonino De Bernardi
Gli orsi non esistono di Jafar Panahi
I vari piani narrativi e in primo piano la figura di lui, il regista che conduce il tutto. E poi lo squarcio che il film apre sull’Iran, a 360° sino al finale dove è come se i fili venissero tutti tirati e lui ferma l’auto e si sente il rumore del freno tirato. Come a dire, stop così! E lui Jafar Panahi è chiuso in prigione.
Adriano De Grandis
Godland di Hlynur Pálmason
Tonino De Pace
Saint Omer di Alice Diop
Steve Della Casa
Fairytale- Una fiaba di Aleksandr Sokurov
Perché in epoca di effetti speciali farlocchi lui fa un film tutto di effetti che hanno un senso.
Davide Di Giorgio
The Fabelmans di Steven Spielberg
Nel gioco di scatole cinesi tra cinema e vita, il film ha il merito di aprire anche nuove prospettive su tutta l’opera dello stesso Spielberg, di farcela rivedere, ripensare e riscoprire come fosse la prima volta. È la lezione (e la magia) del grande Cinema e dei grandi autori, dove la meraviglia e la scoperta si rinnovano a ogni visione.
Andreina Di Sanzo
Blonde di Andrew Dominik
Per aver alimentato un’ossessione e per avermi portata tra le luci del sogno e le tenebre di un incubo.
Graziella Donati
Argentina, 1985 di Santiago Mitre
Simone Emiliani
Licorice Pizza di Paul Thomas Anderson
Nicola Falcinella
Avatar – La via dell’acqua di James Cameron
La meraviglia e l’incanto per la natura e quel che può (ancora) fare il cinema. Cameron insegna il rispetto e l’accettazione per ciò che è umano e non umano senza salire in cattedra. Riaggiorna i suoi temi stando, anche se è ripetitivo dirlo, un’altra volta avanti sui tempi.
Alberto Fassina
Forever Young di Valeria Bruni Tedeschi
Beatrice Fiorentino
Pacifiction di Albert Serra
Una vertigine di sensi, un’esperienza di cinema assoluto.
Manuela Florio
The Fabelmans di Steven Spielberg
Francesco Foschini
Vera di Tizza Covi e Rainer Frimmel
Il riscatto professionale e umano di Vera Gemma, la quale – finalmente – è riuscita a illuminare la propria anima attoriale con autoironia incondizionata, dimostrando che sotto il cognome ingombrante, sotto una fisicità smaccata, dimora un animale cinematografico fiero e sensibile.
Federico Francioni
Gli orsi non esistono di Jafar Panahi
Fa perfettamente parte della tradizione iraniana, eppure trova ancora il modo di spingere in avanti la riflessione su immagine, narrazione e sui confini di realtà/finzione e vita – in un contesto drammatico in cui fare cinema è diventato molto pericoloso. Ha senso continuare a fare film, oggi? La risposta di Panahi è potente e sincera, per me.
Marzia Gandolfi
Pacifiction di Albert Serra
Perché non assomiglia a nulla di conosciuto. È un’opera assoluta e di una potenza estetica senza pari. Nel cinema a combustione lenta di Albert Serra è ancora una volta una questione di corpo. Meno leggendario di Jean-Pierre Léaud (La mort de Louis XIV), ma altrettanto auratico, Benoît Magimel è il fantasma di un impero disintegrato da tempo, l’animale politico e ipnotico al centro di invisibili rapporti di forza. Imperiale dietro le lenti azzurre, è un’isola di sensazioni che accoglie tutte le micro-finzioni che la realtà promette. Il film dipende così tanto dall’attore che se svanisse, evaporerebbe con lui…
Giuseppe Gariazzo
Wet Sand di Elene Naveriani
Un colpo di fulmine. La rivelazione di un talento. Melodramma lesbo e gay che si consuma in un villaggio conservatore lontano da Tbilisi. Film aperto alla speranza che nasce dalla lotta ai pregiudizi esponendo i propri corpi e sentimenti al conflitto e all’amore. Cast perfetto. Sceneggiatura inossidabile. Regia esemplare della giovane cineasta non binaria georgiana. Cromatismi esplosivi. Un’opera transitata per festival, sale che l’hanno accolta, una piattaforma come Mubi attenta alle scoperte.
Mauro Gervasini
Bones and All di Luca Guadagnino
insieme a Elvis di Baz Luhrmann (ex aequo)
Raffaella Giancristofaro
Licorice Pizza di Paul Thomas Anderson
Per tanti motivi, ma in particolare per la scena al telefono tra Alana Haim e Cooper Hoffman, con un pensiero speciale a L’ombra del giorno di Giuseppe Piccioni
Federico Gironi
Corsini interpreta a Blomberg y Maciel di Mariano Llinás
Silvio Grasselli
Nope di Jordan Peele
Leonardo Gregorio
Parigi, 13Arr. di Jacques Audiard
Andrea Lavagnini
Licorice Pizza di Paul Thomas Anderson
San Fernando Valley 1973, nostalgia a 33 giri. I’m Happy di Johhy Guarnieri, Let Me Roll It di Paul McCartney & Wings, July Tree di Nina Simone. Old New Hollywood, adolescenza in salita e senza benzina. Un film che saluta il cinema degli sguardi, delle corse con dolly, delle sigarette passate di mano in mano e l’estetica analogica Panavision (Millennium XL2) che forse non vedremo più.
Enrico Maisto
The Fabelmans di Steven Spielberg
Per come racconta la fascinazione e il turbamento della scoperta del cinema, per come accosta il suo potere alla perdita d’innocenza; per l’attesa di tutta una vita da parte di un cineasta della sua importanza prima di voltarsi a guardare al suo vissuto con un pudore e una pacificazione che commuovono.
Roberto Manassero
Fabian – Going to the Dogs di Dominik Graf
Il film che non t’aspetti, saltato fuori dalla Berlinale online del 2021 e uscito un po’ per caso a metà agosto (chi l’avrà visto?). Un vortice che porta nella Germania tra Weimar e il nazismo, seguendo le incertezze di un giovane scrittore mancato, diviso fra l’amore di una belle opportunista e il destino del migliore amico suicida. Qual è la strada dell’intellettuale di fronte all’incidere della storia? E come può il cinema digitale ricostruire il passato? Graf ci prova facendo esplodere l’immagine contemporanea, tra sinfonie metropolitane mute, jump cut, camera a mano e grana spessa: dalle avanguardie, dunque, alla Nouvelle Vague, al Dogma. Fuori tempo e fuori formato: un film unico, “andato a puttane”, come dice il sottotitolo del romanzo di Erich Kästner (bruciato dalla Gestapo) da cui è tratto.
Anton Giulio Mancino
The Fabelmans di Steven Spielberg
Franco Marineo
Triangle of Sadness di Ruben Östlund
Mi è sembrato capace di far affiorare una tensione ottusa della contemporaneità insistendo su quel confine lable che separa grottesco e ridicolo.
Emanuela Martini
Licorice Pizza di Paul Thomas Anderson
Massimiliano Martiradonna (Dikotomiko Cineblog)
Pietro Masciullo
Matteo Mazza
The Fabelmans di Steven Spielberg
Perché in quel “Tu mi vedi davvero” esclamato dalla mamma di Sammy si racchiude tutto il senso dell’esperienza cinematografica proposta da Spielberg: guardarci dentro.
Filippo Mazzarella
Gli orsi non esistono di Jafar Panahi
Michele Menditto
Licorice Pizza di Paul Thomas Anderson
Emiliano Morreale
Piccolo corpo di Laura Samani
Luca Mosso
Mutzenbacher di Ruth Beckermann
Giona A. Nazzaro
The Fabelmans di Steven Spielberg
Davide Oberto
Crimes of the future di David Cronenberg
Dopo aver filmato la sua morte, Cronenberg racconta in un Atene scura come “la notte in cui tutte le vacche sono nere” la fine del mondo (occidentale) con una tenerezza senza fine come mai prima il cinema ha saputo fare.
Grazia Paganelli
Crimes of the future di David Cronenberg
Cristiana Paternò
The Fabelmans di Steven Spielberg
Il cinema come disvelamento del dettaglio rivelatore dell’esistenza.
Federico Pedroni
Licorice Pizza di Paul Thomas Anderson
Edoardo Pelligra
Licorice Pizza di Paul Thomas Anderson
Paola Piacenza
Gli orsi non esistono di Jafar Panahi
Perché è cinema di confine, e perché è fede nel cinema (mica facile conservarla in questo momento).
Ramona Ponzini
Nicoletta Romeo
EO di Jerzy Skolimowski
Attraverso gli occhi e le peripezie di un asino ci viene rivelata la crudeltà umana e l’impossibilità di essere liberi. Tutto è formalista, dalle immagini, ai travelling al suono. Una favola animale e quindi profondamente umana del grande maestro del cinema polacco Jerzy Skolimowski.
Vincenzo Rossini
Elvis di Baz Luhrmann
Un saggio di analisi musicale distillato e camuffato dentro un pirotecnico atto d’amore per lo stardom.
Massimo Rota
The Fabelmans di Steven Spielberg
Giulio Sangiorgio
Blonde di Andrew Dominik
Marina Sanna
Monica di Andrea Pallaoro
Ancora un ritratto intimo per Andrea Pallaoro, che questa volta indaga i temi universali dell’abbandono e dell’accettazione. Complice la straordinaria Trace Lysette.
Mauro Santini
Memoria di Apichatpong Weerasethakul
Carlo Michele Schirinzi
Bentu di Salvatore Mereu
L’arcaico eviscerato di Bentu (S. Mereu), catapultato oltre, nell’urgente buio di Crimes of the future (D. Cronenberg), tatuato al presente, nel necessario limpidissimo nero de L’irriducibile (M. Menegazzo e M. Pernisa).
Samuele Sestieri
La Storia come labirinto ucronico, incubo febbrile di un insonne che tutto vede e tutto ascolta. E le mani, piene di macchie, tremano ancora.
Roberto Silvestri
Silvana Silvestri
Fairytale- Una fiaba di Aleksandr Sokurov
Simone Soranna
The Fabelmans di Steven Spielberg
Sergio Sozzo
Fairytale- Una fiaba di Aleksandr Sokurov
Davanti alla Legge c’è un guardiano: «Nessun altro poteva ottenere di entrare da questa porta, a te solo era riservato l’ingresso. E adesso vado e la chiudo».
Aldo Spiniello
The Fabelmans di Steven Spielberg
Fabrizio Tassi
Memoria di Apichatpong Weerasthakul
Tutto ha un’anima. Anche gli oggetti. Anche il cinema, volendo, perfino in questi tempi aridi e muscolari.
Questo è un film che usa il linguaggio delle immagini e dei suoni per sovvertire l’idea che abbiamo del mondo – di come “funzionano” suoni e immagini, spazio e tempo; che costringe lo spettatore a costruire una sua personale esperienza di visione (e ascolto), usando liberamente il materiale che il regista mette a disposizione; che sembra avere la capacità di attingere a un’altra dimensione (non lineare). Cinema che, in un certo senso, trascende se stesso.
Stefano Tevini
Prey di Dan Trachtenberg
Un film imperfetto ma in grado di raccontare in maniera interessante alcune tematiche importanti quali gli strumenti per il futuro, il collasso, la relazione uomo-ambiente. Buon intrattenimento che sfrutta a dovere la parte interessante della speculative fiction.
Carlo Valeri
The Fabelmans di Steven Spielberg
Fabio Vittorini
Licorice Pizza di Paul Thomas Anderson
Il film più personale di un autore che in genere predilige gli affreschi d’ambiente e uno splendido racconto dell’adolescenza e delle relazioni che trascendono le generazioni.
Flavio Vergerio
Saint Omer di Alice Diop
Rigoroso nella sua ricerca dii una verità inconoscibile.
Giancarlo Zappoli
Elvis di Baz Luhrmann